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Un team internazionale contro le alghe tossiche

By 31 Marzo 2017 Dicembre 1st, 2019 No Comments

COMUNICATO STAMPA UN TEAM NAZIONALE CONTRO LE ALGHE TOSSICHE Roma, 3 aprile 2007

Durante la scorsa estate la Liguria ha dovuto imporre, a causa dell’alga tossica Ostreopsis ovata, un divieto di balneazione di 7 giorni che ha gravato significativamente il settore turistico.

Un solo esempio per dimostrare come l’alga tossica, negli ultimi anni, abbia messo in allarme numerose località balneari italiane, causando problemi alla salute dei villeggianti.

In Italia esistono esperti di microalghe e il nostro Paese ha le potenzialità per eccellere nello studio dell’ostreopsis ovata e diventare la testa di ponte per affrontare il preoccupante fenomeno mediterraneo. Occorre sottolineare che la cosiddetta “alga killer” non è un’emergenza legata soltanto alla biologia marina, ma un problema più vasto che investe gli operatori turistici, la comunità costiera e l’imprenditoria locale. Dopo gli ennesimi episodi dell’estate 2006, il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare ha dato mandato all’Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici – APAT – di organizzare una linea di lavoro con le Agenzie regionali e provinciali. L’obiettivo sarà studiare gli effetti dell’ecologia, del monitoraggio ed ogni altro aspetto utile ad affronatre l’emergenza in vista della stagione estiva.

Tale iniziativa ha dato origine ad un team nazionale di biologi, esperti di alghe tossiche, che ha coinvolto l’intero mondo della ricerca.

L’ostreopsis, infatti, è un tipo di alga poco conosciuta e raramente studiata.

Si rende quindi necessario aggregare la comunità scientifica su tale fenomeno marino di natura tossica e sopperire in tempi brevi ad una grave carenza di dati e informazioni.

Nei prossimi mesi sono in programma tre appuntamenti di confronto fra APAT e Agenzie Regionali e provinciali, grazie ai quali si approfondiranno le misure di monitoraggio e sorveglianza del fenomeno e i metodi di campionamento e di analisi delle alghe.

In ultimo, si affronterà la questione di come fornire una corretta informazione ai cittadini, specialmente nei momenti di emergenza estiva in cui possono verificarsi fioritura algali.

La “task force dell’alga tossica” si è già riunita a Roma presso la sede dell’APAT.

Durante l’incontro è stato fornito un quadro completo della situazione in Italia e in Europa, grazie alla presenza di esperti di Istituzioni, Agenzie ed Enti di ricerca, quali APAT e ARPA, Ministeri dell’ambiente e della Salute, ICRAM, Centro di Ricerche Marine di Cesenatico, Stazione Zoologica “A.Dohrn” di Napoli.

Con l’occasione è stato anche presentato “Bentox-net”, il network creato dai biologi ricercatori per lo studio dell’ostreopsis ovata e di molte altre microalghe potenzialmente tossiche (è on-line il sito Internet).

La prima segnalazione di ostreopsis ovata risale al 1989 e coinvolse il litorale laziale: si trattava di un’alga ostreopsis, ma non ancora immediatamente riconducibile alla specie ‘ovata’.

Arriva dalla Toscana, nel 1998, l’individuazione della specie ovata, precisamente sul litorale apuano, in prossimità di barriere artificiali perpendicolari alla costa.

Fino al 2005 sembrava che una tale sintomatologia fosse presente solo in Italia. Invece, segnalazioni sono giunte anche dalla Catalogna nel 2004, dalle isole della Grecia e nel 2006 dalla Francia.

Il fenomeno sta, quindi, assumendo una dimensione mediterranea. La facilità con cui oggi si trovano tracce nei campioni analizzati, è sintomo di una vasta diffusione dell’alga in molte località.

Sono ancora molti i dubbi riguardo alla pericolosità per l’uomo. A Genova la maggior parte delle persone colpite manifestava problemi di natura respiratoria dopo avere soggiornato nel tratto di costa interessato dalla fioritura di ostreopsis.

La sintomatologia è da ricondurre con ogni probabilità all’inalazione di aerosol ricco di cellule dell’alga, che produce una tossina (la palitossina), una delle sostanze maggiormente tossiche presenti in natura, per la quale non è stata ancora definita in sede UE la quantità massima ingeribile dall’uomo, oltre la quale diventa nociva per la salute.

Il problema è rappresentato soprattutto dal bio-film prodotto dall’alga, una sorta di pellicola che si stacca dall’ostreopsis: questa va ad attaccarsi su rocce e sabbia e in parte entra in circolo nell’aria, formando un aerosol ricco di tossine. In tal modo si spiega una sintomatologia da ricondurre soprattutto all’inalazione dell’aerosol. Dalle osservazioni effettuate dalle ARPA, emergono precisi elementi che evidenziano la presenza di ostreopsis in un dato tratto di costa: il mare assume una colorazione marrone – rossiccia, si nota la presenza di schiume in superficie, spesso si rivengono sulla spiaggia ricci di mare privi degli aculei e stelle marine con braccia rivolte in posizione anomala.

Tra le condizioni che sembrano favorire la comparsa dell’alga tossica, sicuramente vi sono le alte temperature: fino ad oggi la fioritura si è sempre manifestata nei mesi di luglio e agosto, quando la colonnina superava i 24 gradi.

A favorire l’ostreopsis ovata anche la presenza di costa rocciosa e macroalghe sulle quali impiantarsi, uno scarso ricambio dell’acqua, la presenza di frangiflutti, barriere e baie chiuse.

Con l’estate alle porte, il Sistema delle Agenzie Ambientali si sta organizzando per il monitoraggio delle zone più a rischio.

Emerge dagli esperti del settore la necessità di un’azione a più vasto raggio, ma è difficile pensare di poter operare controlli a tappeto su 8000 km di coste italiane.

Ufficio stampa APAT: TEL. 06/50074079-4064-2407-2049

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