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Grotte del Monte terminio

Le grotte del Monte Terminio – Figura 1 – Posizione delle grotte elaborazione di Umberto Alfieri

Tra la primavera e l’autunno del 2019 è stata avviata una campagna esplorativa sul massiccio carbonatico del Monte Terminio, nel settore nordoccidentale dei Monti Picentini, in provincia di Avellino, che ha coinvolto speleologi appartenenti a diversi gruppi, provenienti da Campania, Basilicata e Puglia, avvalendosi anche della collaborazione di alcuni escursionisti locali.
Grazie all’apporto degli speleosub è stato possibile esplorare cavità sommerse o tratti allagati di cavità già note.

La zona che comprende il Piano d’Ischia, il Piano di Verteglia e il Piano Acquenere era già stata oggetto di esplorazioni verso la fine degli anni sessanta e soprattutto negli anni ottanta.
All’epoca le esplorazioni non proseguirono perchè le grotte risultarono ostruite o interessate da un forte flusso d’acqua che ne rendeva difficoltoso l’accesso.
La presenza di numerose sorgenti e di sifoni inesplorati tuttavia facevano ritenere agli speleologi locali che valesse la pena riprendere le ricerche.
Intorno a questo obiettivo si sono uniti esponenti del Gruppo Speleo Alpinistico del Vallo di Diano, del Gruppo Speleosub Salernitano, del Gruppo Speleologico Vespertilio – CAI Bari e del Gruppo Speleo Melandro di Satriano di Lucania (PZ).

Attività speleosubacquea
Inizialmente l’attenzione è stata rivolta alla Sorgente Acqua delle Giumente (Cp 1472), finora inesplorata.

Acqua delle Giumente - Foto di Renato Ricco

Acqua delle Giumente – Foto di Renato Ricco

Lo scorso Maggio, durante l’immersione di Renato Ricco, è stato esplorato il tratto sommerso di questa cavità, caratterizzato da due bruschi cambi di direzione subito dopo la prima sala, completamente allagata in aprile, ma asciutta in estate; sono stati percorsi una ventina di metri, fino all’imbocco della condotta centrale, che procede in direzione del laghetto di Verteglia e probabilmente ne condivide le acque, catturate da un inghiottitoio impraticabile.
Successive immersioni hanno consentito il posizionamento della sagola fissa, mediante paletti con primo ancoraggio a parete.

Più a nordest, la Grotta dell’Acqua della Madonna (Cp 561), alimenta il laghetto di Verteglia. Questa cavità fu già esplorata e topografata nel 1968 dall’Associazione Speleologi Romani.

Acqua della Madonna - foto di Aristide Fiore

Acqua della Madonna – foto di Aristide Fiore

Con tecniche speleosubacquee è stato passato il sifone della risorgenza, lungo circa 4 metri, con arrivo in una stanza discretamente concrezionata, che per la purezza dell’acqua è stata battezzata “Stanza del cristallo”.
Le esplorazioni speleosubacquee delle due cavità sono destinate a proseguire anche con il supporto di Nicolino Barricelli del CAI Napoli.

Nuove grotte
Tra il Piano d’Ischia e il Piano Acquenere, sono state esplorate due cavità poco distanti tra loro mai esplorate a fondo, che si aprono in prossimità di un contrafforte del Monte Savoceto che proteso verso sud, forma una dorsale denominata Spino dell’asino.
La prima grotta, la Ventara dello Spino dell’asino (Cp 1476), risulta essere un inghiottitoio attivo, situato al termine di un sinuoso alveo torrentizio che si approfondisce gradualmente verso valle ed esplorato lo scorso luglio.
I lavori di disostruzione con spostamento di detriti e rifiuti hanno consentito di raggiungere una saletta interrata a 65 metri dall’ingresso e a 15 metri di profondità.
L’altra grotta, “Grotta della CO2” corrisponde ad una sorgente temporanea, dalla quale l’acqua sgorga dopo aver superato un dislivello positivo di almeno una decina di metri.
Una probabile prosecuzione alla base dello scivolo iniziale fa ben sperare per le prossime esplorazioni, anche se all’interno gli speleologi hanno riscontrato difficoltà respiratorie, dovute forse all’accumulo di detriti organici in un ambiente di proporzioni modeste e non ventilato.

Revisione di grotte già note
All’interno della Risorgenza sopra i Piani d’Ischia (Cp 553) sono state individuate due aperture. La prima, posta a 3 o 4 metri d’altezza, immette in un ramo fossile in salita, che si sviluppa per alcune decine di metri, fino a un restringimento impraticabile.
La seconda si trova in fondo alla grotta, a circa 6 metri di altezza, ma le caratteristiche della roccia poco adatta alle risalite artificiali hanno fatto desistere gli esploratori.
Nell’ultimo tratto della grotta è sttao individuato anche un condotto secondario che corre parallelamente alla galleria primaria ad una profondità di circa 3 metri, non presente nel rilievo topografico del 1986.
Interessante è anche la presenza di numerosissime ossa di pipistrelli ritrovate nella parte terminale della grotta.
Si può ipotizzare che a causa di possibili allagamenti permanenti del sifone interno, sia morta l’intera colonia.
Durante le esplorazioni infatti non è stato incontrato alcun esemplare vivo.

Poco sopra il Piano Acquenere è stata sopralluogata la risorgenza della Grotta di Candraloni (Cp 60), che risultata chiusa da una grande frana che ne impedisce l’accesso, ma non ostacola il copioso flusso d’acqua che ne scaturisce fino ad estate inoltrata.

Fonte: Comunicato di Umberto Alfieri, Aristide Fiore, Francesco Neglia, Renato Ricco

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