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Record di immersione per i mammiferi marini

By 25 Settembre 2020 No Comments

3 ore e 42 minuti sott’acqua senza respirare, uno zifio batte il record di immersione per i mammiferi marini (VIDEO)

Immersioni estreme causate dai sonar militari o dalla paura dei predatori?

[25 Settembre 2020]

Nel 2017, uno zifio (Ziphius cavirostris) taggato da un team di scienziati marini della Duke University si è immerso in profondità nelle acque al largo di Cape Hatteras, nella North Carolina, rimanendo sotto la superficie per 3 ore e 42 minuti prima di risalire a prendere rapidamente aria. Si tratta della  più lunga immersione per un cetaceo mai registrata ed è stata recentemente raccontata ed esaminata nello  studio “Extreme diving in mammals: first estimates of behavioural aerobic dive limits in Cuvier’s beaked whales”, pubblicato sul Journal of Experimental Biology da un team di ricercatori del Duke University Marine Laboratory e della Fundación Oceanogràfic de la Comunitat Valencia.

Sempre nel  2017, lo stesso zifio aveva fatto un’altra immersione della durata di quasi 3 ore, la seconda immersione più lunga mai registrata per un mammifero marino.

Il principale autore dello studio, il biologo marino Nicola Quick della Duke, spiega che «Gli zifi sono subacquei straordinari, ma queste immersioni hanno superato di gran lunga qualsiasi cosa avessimo visto fino ad oggi». Infatti, l’immersione record è di circa 7 volte più lunga di quanto gli scienziati pensassero in precedenza potessero durare le immersioni profonde e di quanto questi misteriosi mammiferi fossero in grado di farlo, in base alle dimensioni corporee e al tasso metabolico.

Anche se alla fine le due immersioni da record sono state il dato più eclatante e inaspettato del nuovo studio, lo scopo principale degli scienziati statunitensi e spagnoli era quello di imparare come gli zifi – noti per immergersi a profondità di quasi 3.000 metri – possono rimanere sott’acqua per tutto questo tempo e quanto tempo impiega il loro corpo a riprendersi dopo un’immersione.

Gli zifi sono animali molto timidi, evitano le imbarcazioni e trascorrono poco tempo in superficie tra un’immersione e l’altra e questo li rende difficili da taggare. Calcoli precedenti avevano stimato che questi cetacei possono arrivare in media 6 metri (ma nel 1944 è stata catturata una femmina di 7,6 metri) e pesare 3 tonnellate, quindi, dovrebbero essere in grado di immagazzinare abbastanza ossigeno per restare immersi per 33 minuti.  Ma, analizzando i dati di oltre 3.600 immersioni di 24 zifi taggati tra il 2014 e il 2018, Quick e il suo team hanno scoperto che questi cetacei odontoceti – con soli due denti i maschi e completamente prive di dentatura le femmine – sono in realtà in grado di rimanere sott’acqua in media per quasi 78 minuti, prima che le loro riserve di ossigeno si esauriscano e ricorrono a respirazione anaerobica. Quick sottolinea: «Ci ha davvero sorpreso che questi animali siano in grado di andare così oltre quel che le previsioni suggeriscono dovrebbero essere i loro limiti di immersione».

Altrettanto sorprendente è stato il fatto che i tempi di recupero variavano in modo significativo e non sembravano essere determinati dalla durata dell’un’immersione. Mentre uno zifio ha ripreso a immergersi a caccia di cibo (si nutrono soprattutto di calamari che risucchiano con la loro bocca sdentata)  entro 20 minuti dopo un’immersione di due ore, un altro che aveva completato un’immersione di 78 minuti ha passato quasi 4 ore facendo immersioni più brevi e tornando in superficie per respirare prima di iniziare la successiva immersione profonda per il foraggiamento. Qick spiega ancora: «Iniziando lo studio pensavamo che avremmo visto uno schema di tempi di recupero più lunghi dopo una lunga immersione. Il fatto che non è così ha aperto molte altre domande». Quick e un altro autore dello studio, Andreas Fahlman della Fundación Oceanogràfic de la Comunitat Valencia ipotizzano che questi animali possano avere un metabolismo eccezionalmente basso, associato a riserve di ossigeno più grandi del solito e alla capacità di resistere al doloroso accumulo di acido lattico che si verifica nei loro muscoli quando passano al metabolismo anaerobico dopo immersioni la cui durata supera i 77,7 minuti, ma per saperlo con certezza sono necessarie ulteriori ricerche.

Inn un’intervista a BBC News Quick  evidenzia che «I muscoli del loro corpo sono in qualche modo costruiti in modo diverso, da quello che forse ti aspetteresti da un subacqueo di profondità. Hanno un cervello più piccolo e un volume polmonare piuttosto piccolo. E hanno molti tessuti muscolari molto buoni, che sono ottimi per contenere riserve di ossigeno, il che probabilmente li aiuta ad aumentare la durata delle loro immersioni. L’immersione più lunga per la specie è stata di circa due ore e mezza, quindi è la più lunga per gli zifi, ma è anche la più lunga per qualsiasi mammifero».

Quanto alle due immersioni record, Quick è convinto che sebbene fossero notevoli, probabilmente si sono spinte fino all’estremo delle capacità fisiche dello zifio e non sono tipiche della specie: «Può essere che ci fosse un patch di cibo particolarmente produttivo, qualche minaccia percepita o qualche disturbo da rumore che abbia influenzato queste immersioni». Infatti, anche la paura potrebbe aver avuto un ruolo nell’immersione record: gli zifi vengono attaccati dalle orche e dai grandi squali e reagiscono a queste minacce rimanendo sott’acqua il più a lungo possibile, finché i predatori non si allontanano.

Entrambe le immersioni record sono avvenute poche settimane dopo che i mammiferi marini dell’area erano stati esposti a un sonar della Marina militare Usa, un rumore che numerosi studi precedenti hanno dimostrato che può disorientare e disturbare molte specie marine. E gli zifi sono noti per essere particolarmente sensibili ai sonar. Non a caso lo studio è stato finanziato dell’ U.S. Fleet Forces Command attraverso il Naval Facilities Engineering Command Atlantic.

Anche Nicola Hodgkins di Whale and Dolphin Conservation, che non è stato coinvolto nello studio , è convinto che «Il tempo di immersione registrato di più di tre ore probabilmente non è normale, è invece il risultato di un individuo spinto fino ai suoi limiti assoluti”, ha detto. Solo un cetaceo che si pensava fosse già compromesso a causa dell’esposizione a livelli estremamente elevati di rumore di un sonar militare, e che quindi mostrava un comportamento anomalo, è stata registrata mentre effettuava immersioni così estreme».

Gli scienziati ritengono che lo studio di questi animali che si immergono così a lungo e così in profondità potrebbe offrire alcuni indizi per soluzioni a grossi problemi come il cancro negli esseri umani. Quick  conclude: «Poiché tutto ciò implica che le cellule perdano ossigeno o si trovino in condizioni ipossiche, C’è un certo interesse a lavorare con i colleghi di oncologia alla Duke University, e anche sul  Covid. Quindi, se questi cetacei sono in queste condizioni ipossiche nei loro tessuti, e se possiamo scoprire cosa stanno facendo, allora questo potrebbe avere qualche altra implicazione per la salute umana o solo per la salute dell’oceano in generale?»

FONTE: greenreport.it

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