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L’Operatore Tecnico Subacqueo professionale oggi in Italia e nel mondo

By 31 Marzo 2017 No Comments

Ornella GATTEI – DOWC (Diving & Offshore Works Consultancy) Una disamina comparativa delle figure professionali nel mondo subacqueo dell’industria, delle attività commerciali e della scienza permette di rilevare sostanziali differenze fra la situazione nazionale e quella internazionale. Da un lato la situazione del Mare del Nord e delle acque Inglesi,

 

area di tipica origine e dominanza di IMCA (International Marine Contractors Association), dove le “unions” imperano tanto decisamente e energicamente da potere decretare arresti a oltranza alle operazioni e determinare una gestione unitaria dei rapporti tra gli operatori subacquei e i contrattisti che li impiegano. Dall’altro la situazione delle zone Nord Americane e Centro Americane, aree di origine e dominanza di ADC int. (Association of Diving Contractors international), dove vigono le disposizioni normative della Coast Guard per il lavoro subacqueo mentre le linee guida (Consensus standards for underwater operations and commercial diving) della Associazione indicano e regolano i requisiti minimi di sicurezza, i criteri certificativi degli Operatori e i loro rapporti con i Contrattisti che li impiegano. Da un altro lato ancora, nelle aree più lontane e industrialmente meno organizzate di Asia e Africa, si rilevano carenze organizzative e legislative e assenze tanto di criteri formativi e certificativi formalizzati e uniformi quanto di linee guida e disposizioni relative alla sicurezza e alla modalità esecutiva degli interventi. Ancora mancanti o scarsamente applicati in queste aree sono gli aspetti contrattuali e sindacali volti alla reciproca tutela e garanzia di Operatori e di Contrattisti. Infine dall’ultimo lato considerato, quello Mediterraneo, focalizzato sulla situazione nazionale Italiana, si può solo rilevare una situazione storicamente incerta e lacunosa in termini di requisiti formativi e certificativi, linee guida e codici di buona pratica per la esecuzione degli interventi subacquei professionali. Gli aspetti sindacali e organizzativi di categoria degli Operatori si sono limitati a conati organizzativi di un evanescente SIOSI (Sindacato Italiano Operatori Subacquei e Iperbarici) tra la fine degli anni “70 e gli anni “80, seguiti da un’altrettanto fatua ANPS (Associazione Nazionale Professionisti Subacquei) creata con mere finalità politiche pindariche negli anni “90 giocando sulla assonanza con la vera e preesistente ANPS (Associazione Nazionale Palombari e Sommozzatori) costituitasi nel 1978 e da allora mantenuta in dignitosa vita latente senza finalità o iniziative sindacali. Né si può trovare il conforto di una organizzazione solida e attiva sul lato dei Contrattisti dove l’unica Associazione esistente, AISI (Associazione Imprenditori Subacquei Italiani), in quasi due lustri di esistenza non ha saputo procedere a espandersi oltre al ristretto consesso dei cinque membri fondatori, anzi sembra avere bene evitato di aprirsi al congruo numero di ditte, imprese e cooperative che costituiscono il tessuto a trama fine della imprenditoria subacquea Italiana. Su questi presupposti lo sguardo globale che viene dato al quadro delle attività subacquee professionali (industriali, commerciali e scientifiche) è abbastanza sconfortante e porta istintivamente a un confronto storico di parallelismo con una tradizione secolare che dal suo primo apparire, in un lontano giorno del 264 a. C. in occasione dei funerali di Giunio Bruto Pera, sino a quando l’imperatore Onorio vi pose fine, agli inizi del V secolo d.C., caratterizzò la civiltà e la vita sociale di Roma repubblicana e imperiale. Si tratta della tradizione dei gladiatori la cui vita, organizzazione, tradizione sembra trovare pieno riflesso nella analisi del professionismo subacqueo nazionale odierno. Vi era il gladiatore forzato (damnatus ad ludum) e vi era il gladiatore volontario (auctoratus). Entravano a far parte della stessa organizzazione (familia) sulla quale governava il lanista o proprietario insindacabile, tramite il possesso o il contratto (auctoramentum), che era assistito, per il loro addestramento, dalle figure del doctor e del magister e alla quale ricorreva per i ludi gladiatorii l’editor muneris. Oltre venti secoli sono trascorsi da quella condizione di precario combattimento, eppure nulla sembra essere cambiato per i nuovi gladiatori del terzo millennio sui quali continuano a incombere le ombre del lanista, del doctor, del magister e non ultima quella dell’editor muneris. La mancanza di una normativa precisa e bilanciata con le già vigenti normative di altri paesi europei (e.g. Norvegia, Inghilterra, Francia), aggravata dagli sconsiderati e fallimentari conati che contrattisti e imprenditori hanno tentato e continuano a tentare di trasformare in proposta di legge senza discernere tra attività ricreative (nelle quali trovano pure posto figure professionali) e attività industriali e scientifiche. Nel volgere di 50 anni, tanti sono quasi quelli trascorsi dalla nascita di CMAS, primo organismo internazionale a darsi regole per ogni area di attività, le attività subacquee si sono differenziate, oltre a quelle militari che costituiscono mondo chiuso in se stesso, in ricreative, industriali, scientifiche : tre aree non miscibili e non intercambiabili tra loro che devono essere anche in termini di normativa e legislazione separate da valli non valicabili né aggirabili

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