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Il Piroscafo Oria negli anni ’40:La nave di oltre 2000 tonnellate si scontrò, a causa di una brusca manovra dovuta a una violenta tempesta, con le rocce dei fondali bassi. I soccorsi del Pireo, per via delle condizioni meteorologiche, arrivarono soltanto il giorno seguente, lasciando a un rimorchiatore italiano di Atene il compito di intervenire per primo, quando ormai era troppo tardi per salvare i marinai, ormai annegati all’interno dello scafo.

Sotto, l’immagine di Google Maps con il luogo del disastro:

Delle migliaia di uomini a bordo, solo circa 48 riuscirono a sopravvivere, le cui testimonianze sono state fondamentali per ricostruire la storia e la vicenda della nave

Il piroscafo Oria fu inaugurato originariamente presso un cantiere di Oslo nel 1920 col nome di “Norda 4”. In seguito all’occupazione tedesca della Norvegia, la nave passò in mano alla Germania, che dopo essere stata requisita dalle autorità francesi di Vichy, se ne riappropriò nel 1942, nel bel mezzo della Seconda Guerra mondiale.

Quando le truppe tedesche, con a capo il generale Wegener, si stabilirono nell’arcipelago del Dodecaneso, in Grecia, riferirono al Reich la loro preoccupazione per il sovrannumero dei prigionieri italiani, (catturati in seguito al loro rifiuto di unirsi al partito nazista tedesco, dopo l’armistizio del 1943) che avrebbero potuto ribellarsi e indebolirle. Iniziò così il trasporto dei prigionieri dalle isole greche a campi di prigionia in Germania, grazie alle navi mercantili italiane requisite dai nazisti.

Il Generale Ulrich Kleemann e il Generale Otto Wagener si arrendono agli inglesi, 8 Maggio 1945:

Una tra queste fu proprio la Oria, che finì per essere uno dei peggiori disastri navali della storia e il peggiore in assoluto nel Mediterraneo. A bordo vi erano anche l’originario equipaggio norvegese, numerosi soldati sorveglianti tedeschi, e un carico di olii minerali e materiale per le motociclette dell’esercito tedesco. I prigionieri, insieme ai materiali, vennero rinchiusi nelle stive del piroscafo, in condizioni disumane e coi portelli chiusi dall’esterno, in modo che non potessero uscire sul ponte e tuffarsi in mare.

Quando la nave si incagliò il sovraccarico provocò la frattura dello scafo, il quale divenne una prigione e una tomba per più di 4000 soldati. CONTINUA…

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