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La Soprintendenza del Mare dellacRegione siciliana ha effettuato negli scorsi giorni la verifica e messa in sicurezza del cosiddetto “secondo relitto”, una nave romana di epoca imperiale, che era stata segnalata durante lo scorso mese di luglio nelle acque di Marausa dal sub Giuseppe Brascia.

Il relitto, che giace a una distanza di 100 metri dalla costa a due metri di profondità, contiene un carico formato da anfore, delle quali rimangono pochi resti, e da 13 lastre di pietra rettangolari ancora visibili, delle dimensioni di 80/90 cm per 100/130 cm, alte circa 15 cm, che quasi certamente dovevano essere utilizzate come elementi architettonici o per lavori edili.

I resti della nave, che risultavano in parte scoperti, sono stati ricoperti con un particolare tipo di tessuto e sono stati posizionati numerosi sacchi di iuta, riempiti di sabbia, per proteggere le parti più vulnerabili.

Quanto al carico, la presenza del materiale rinvenuto sembra rafforzare l’ipotesi, già formulata da Sebastiano Tusa, che in epoca romana la foce del fiume Birgi fosse una sorta di porto-canale dove approdavano le navi provenienti dall’Africa per scaricare le merci e che, quindi, lì avesse sede un “emporium” dove le stesse venivano raccolte in attesa di essere trasferite alle città di destinazione. continua…

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